Be Careful! from 2000 until now.

are assemblage glass sculpture filled with water and formaldehyde. They are portraits and invite to spirituality.

Sabine Delafon risks and wins in the unsustainable lightness of being.
 When creating this transparent liquid sculpture, Sabine Delafon drew her inspiration from her love for collecting "snow globes", the dreamy worlds of Gozzanian memory. She uses water and formalin to conceptually recreate the habitat necessary for life and the chemical synthesis which permits its conservation. A very fragile construction. Fragile transparent glass balls, united in the attempt to compose a credible and harmonic portrait linking the right elements in order to exist and resist. But, Attenti (Be Careful!), one more or less and everything could collapse. lets hold our breath.

Nicoletta Zanella 10 10

Note sugli ex voto della Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli

Un ex voto (ex voto suscepto), è una testimonianza scritta, dipinta, o di forma di oggetto, realizzata come adempimento di una promessa per una grazia ricevuta. La loro origine è antichissima e abbraccia culti diversi, con particolare riferimento a quello cattolico.
Di regola, il rapporto tra il fatto storico a cui fa riferimento l’ex voto e la sua rappresentazione è un rapporto diretto, privo di sofisticate sovrapposizioni simboliche, o metaforiche. Raramente vengono usati strumenti retorici complessi quali la sineddoche, o la metonimia, preferendo ad essi una trasposizione immediata dell’avvenimento nella sua mera raffigurazione. Fanno eccezione alcuni ex voto di guerra, dove, ad esempio, una scheggia di granata racconta del soldato sopravvissuto ad una esplosione, o la pallottola l’esito miracoloso di una sparatoria.
Ma a Napoli, nella Chiesa del Gesù Nuovo, o nel Santuario della Madonna dell’Arco, a Pompei, un tipo particolare di ex voto, in se modernissimo, propone una relazione del tutto inedita tra grazia ricevuta e rappresentazione. Nascoste tra gli ex voto più tradizionali e standardizzati, eppure numerose e sempre coloratissime, spiccano le testimonianza di fede dei tossicomani. Fin da un’analisi superficiale si nota in esse la scomparsa pressoché totale della componente narrativa, in favore della pura e semplice presenza dell’oggetto del lutto. La sapienza artigiana napoletana, ovviamente, si è subito impadronita di questa novità storico/sociale, fabbricando in serie siringhe in argento e oro, proprio come avveniva un tempo nell’oreficeria votiva, specializzata in molteplici e minuziose riproduzioni anatomiche. Ma il vero scatto significante, che ci trasporta ben al di la della rappresentazione tradizionale, sono gli involucri di stagnola, dorata o d’argento, - l’ultima dose -, che decorano come festoni i quadretti votivi dei sopravissuti alla nuova piaga.
Se da un lato la commercializzazione di tali parafernalia ci fa riflettere sull’incidenza sociale del fenomeno tossicomania (paradossalmente non esiste una simile specializzazione votiva per quanto riguarda l’alcolismo), ben più interessante è invece il mutamento dei rapporti tradizionali tra gli elementi in gioco: il dramma non è più raccontato, descritto o rappresentato, ma in parte stessa dell’offerta alla divinità. In questo gli ex voto dei tossicomani sono curiosamente più arcaici dei loro consimili nati nell’antichità, sacrificando il male non soltanto in effigie, ma nella sua più pura materialità.
Rimandando alla dimensione sacrificale, contrabbandano l’ebbrezza dionisiaca nella trascendenza del rito.

Guido Costa 05 09

Una boccia di pieno e vuoto

Sabine è su una spiaggia, in Puglia. Vicino a una discarica. Un posto non bello dove fermarsi. Si avvicina a una chiazza grigia che sembra sabbia sporca e invece sono migliaia di conchiglie minutissime. Si riempie le tasche di quelle conchigliette. Sabine a Torino va da un robivecchi e in un angolo vede un lampadario che arriva dritto dritto dagli anni Settanta: una composizione di grandi bocce fumé arancione - roba che ti viene la malinconia a immaginare una stanza con una luce così. Ma lei prende una di quelle bocce e se la porta via. Io e Sabine parliamo del tempo, del tempo che devo sempre riempire, del tempo che sono così impegnata a non perdere che quasi quasi mi dimentico che c'è. Del tempo che non mi regalo per non far niente. Del tempo che devo riempire di lavoro, di lavoro per me, di lavoro per soldi, di azione e di parole.
Sabine suona alla mia porta e ha in mano la boccia. Che con le conchiglie è diventata qualcos'altro. Mi fa vedere la sottile fessura in cui far cadere le conchigliette. Quando tutte le conchiglie sono nella fessura, le rovescio nel piattino di vetro della nonna che fa da piedistallo e ricomincio da capo. Con questa boccia imparo a regalarmi il tempo per il niente, quel tempo che serve solo a infilare delle conchiglie in una fessura, un'azione che non serve a niente, che non crea niente. Ma che insegna a prendere il tempo, a regalarsi il tempo. A chiedersi se il tempo che si riempie è davvero così necessario riempirlo o forse è meglio lasciarlo vuoto. Ma imparo anche a vedere quanto le conchiglie sono diverse le une dalle altre. Ognuna bellissima. E a pensare se basta il caso per creare tutte queste conchiglie.

Bruna Gherner 03 09

Attenti

Il lavoro di Sabine Delafon è sempre sensibile. Sensibile non nell’accezione romantica o delicata del termine, ma quanto operazione critica che, nello sviluppo del progetto omonimo e precedente, affronta le abitudini, spesso fanatiche, dell’essere umano nell’inevitabile necessità spirituale di credere.
Sabine Delafon ci esorta immediatamente, già nella scelta del titolo, ad un’azione o meglio ad un arresto premuroso. Nel leggere infatti “ATTENTI” è inevitabile chiedersi a cosa esattamente si debba prestare attenzione. E’ un “Mind the gap” quello di Delafon. E’ una riflessione sulla spiritualità, sui rituali inconsci e scaramantici che l’individuo è solito mettere in atto per pura superstizione. Ed è così, dunque, che l’artista seleziona per l’installazione dei precisi oggetti da una ricca collezione personale di forme devozionali: dalle riproduzioni di Santi, profeti, Budda e personaggi della storia dell’umanità, quelli che, a seconda del proprio credo, possono sostenere l’essere umano nelle sue paure, più di tutte quella della morte. In galleria si fanno allora spazio nove piccoli altari apparentemente trasparenti, oggetti di diversa provenienza culturale ingabbiati e conservati in teche di vetro. Ispirati alle boules de neige, le sfere di vetro souvenir di viaggio che, se capovolte, muovono neve artificiale ad avvolgere luoghi ricordo (le stesse utilizzate da Sabine Delafon nel 2001 nella prima forma del progetto), gli oggetti in mostra altro non sono che simboli di vanitas, memento mori sulla caducità umana. ATTENTI diventa dunque Cristoforo Colombo, infine, sinonimo di coraggio, è rappresentato con una carta da gioco a sfidare la teoria attraverso la pratica, l’ empirismo.
Questo di Sabine Delafon è dunque un progetto che a pieno titolo riflette il presente, un momento, specie in Italia, in cui il dibattitto - quello che parte dai temi della famiglia naturale e del testamento biologico - mescola in modo confuso e arbitrario argomenti che pretendono di essere razionali e scientifici,“puramente umani”, con assunti di fede. La teologia sembra allora diventare sacra biologia, o meglio “bioteologia”. E l’ossessione del bios del suo controllo pare aver sostituito i contenuti del discorso sul logos, tant’è che i grandi temi della grazia, della salvezza e del destino paiono ormai incomprensibili e incomunicabili alla maggiore parte delle persone. Gli stessi temi sono infatti sollevati da Sabine Delafon, quasi con un senso di sublimazione, a partire proprio dalla scelta di quegli oggetti popolari di venerazione. Nell’immaginario collettivo sia le boules de neige sia le riproduzioni di Santi sono spesso considerate Kitsch, ma già definire “di cattivo gusto” uno qualsiasi di questi oggetti significa collocarsi dalla parte del buon gusto, presuntuosamente dalla parte di colui che sa di più, che possiede la facoltà superiore di giudizio. E ATTENTI allora diventa un monito a diffidare delle tante risposte agli interrogativi sull’esistenza che è possibile trovare nella scienza, nella religione e nella storia. Lo stesso quesito che, pur sempre all’interno di una vetrina in questo contesto, ma in forma umana e non oggetto, è possibile chiedere ad una chiromante di professione: “Dove andremo”.

Claudio Cravero 05 09

Uno zoo di vetro, una wunderkammer, una raccolta di naturalia delle persone che hanno cambiato il mondo. Sabine Delafon racconta la suastoria. Attenti, perché è molto, molto fragile...
Se si cercano prove dell'ineluttabilità della morte, la NotFair Gallery è il posto giusto. La morte c'è, esposta in tutta il suo spaventoso mistero. La morte c'è, nonostante un visitatore distratto, che ne ha fatto cadere il simulacro dal piedistallo, rompendolo. Ma non c’è proprio modo di scampare al terrore della Nera Signora, neanche quando si parla di opere d'arte. La morte ritorna, assumendo forme diverse dall'origine, ma onnipresente. Lo sosteneva anche Sigmund Freud, scrivendo che l'uomo conserva nel suo inconscio l'illusione di chi non crede alla propria mortalità. Il padre della psicanalisi è un'altra delle menti a cui Sabine Delafon (Grenoble, 1975; vive a Milano) rende omaggio nella sua prima personale in una galleria milanese. Attenti sono i visitatori che si muovono guardinghi tra le fragili, vitree effigi; Attenti sono coloro cui gli idoli sono dedicati, personalità che grazie al loro intelletto e spirito hanno cambiato la nostra esistenza, non solo terrena; Attenti, un monito che parte dalla spiccata sensibilità dell'artista e che, con la delicatezza del vetro, colpisce il pubblico contemporaneo, disabituato alla riflessione e al raccoglimento, come un macigno. una collezionista, Delafon raccoglie tracce e oggetti che rappresentano i cambiamenti; cose inanimate, a tratti banali, che assumono un'aura che trascende da quella di puri trofei da cabinet of curiosities, per diventare simbolo di un'intelligenza più alta. Uno slittamento semantico che in alcuni casi porta addirittura al divino, al soprannaturale, all'intangibile. Sfiora il trash, Delafon, sfruttandone la forte valenza estetica per esprimere la potenza del pensiero di geni come Caravaggio e Napoleone Bonaparte, ma anche di Gesù Cristo e di Budda. Il bianco, unito alla vitrea trasparenza, diventa portatore della complicazione del pensiero psicanalitico in un gioco di contenitori e contenuti. Algido metallo e vetro si uniscono per ridare vita a Isaac Newton; un paio di dadi da gioco - il cui colpo non abolirà mai il caso - sono la raffigurazione del prodigio di Albert Einstein. Scienza e religione si fronteggiano e si mischiano, senza conflitti, perché, come sosteneva Eraclito, “quest'ordine universale, che è lo stesso per tutti, non lo fece alcuno tra gli dei o tra gli uomini, ma sempre era e sarà fuoco sempre vivente, che si accende e si spegne secondo giusta misura”. Una collezionista, Delafon, di persone, di menti, d’intelligenze. Che vengono rievocate quando non più presenti, e che vengono raccolte quando ancora in vita da una fanzine, infatti, che accompagna la mostra. Non un catalogo convenzionale, ma un'antologia di testi, scritti di critici, artisti, amici e sconosciuti, persone che gravitano nell'orbita del mondo dell'artista e che ne diventano inevitabilmente parte. “Artista è soltanto chi sa fare della soluzione un enigma”: Sabine Delafon prende alla lettera l'insegnamento di Karl Kraus.

Guia Cortassa 09 09

In 2011 she made a 2 meters glass sculpture in Murano. In 2010 she made glasses assembly with water and formalin. Represents the strength and fragility of life under the same name: ”Breathing” in Be Careful ! In 2009, she realizes portraits of historical figures mixing and combining elements with spirituality. The glass and the objects remain the water disappears. In 2004, she makes the portrait of 150 friends and relatives with new glasse objects. In 2001 she produces fifty snowballs. They are clearly an evolution of the kitch souvenir objects. 1987 is the start date of her of her snowballs collection.

- variable dimensions

2016, Benhadj & Djilali, Berlin - 2014, Glass Museum, Riihimaki (FI), Murano (IT), Segovia (ES), Kraków (PL), Stourbridge (GB), Boda Glasbruk (SE), Myprototype, Milan (IT), Marios Atelier, Milan, (IT) - 2013, Plus_ P, Milan (IT) - 2012, Hydromemories, Turin (IT) - 2011, Run#3, Room Gallery, Milan (IT) - Air, Abatte Zanetti/Arte Laguna, Murano (IT) - 2010, Che cosa c’entrano le nuvole, Cars, Monza (IT) - Talent Prize, Montemartini Museum, Rome (IT) - Surprise, Mars, Milan (IT) - 2009, Attenti, SDC, Notfair Gallery, Milan (IT) - 2008, Societing, Galvanotecnique Bugatti, Milan (IT) - 2004, Natale?, curated by Olga Gambari, Dieffe Gallery, Turin (IT) - 2002 - Suite, curated by Franz Paludetto, Rivara Castle (IT).